La locandina del film "211 – Rapina in corso"
Una scena di "211 – Rapina in corso"

Ai poliziotti Mike Chandler (Nicolas Cage) e Steve MacAvoy (Dwayne Cameron) viene affidato il quindicenne Kenny (Michael Rainey Jr.), punito con una giornata in polizia dopo una rissa. Il destino li farà convergere con una rapina in banca.

Ispirato a un evento molto cruento nella storia della polizia di Los Angeles, che ne cambiò fisionomia e modalità d’azione, 211 - Rapina in corso, diretto da York Shackleton, racconta la presa della Bank of America North Hollywood del 28 febbraio 1997. Un evento che è il cuore di un thriller piuttosto meccanico e scolastico, col pilota automatico inserito e una netta, manichea contrapposizione di campo tra criminali e ostaggi, tra retti e reietti, tra integri e criminali (protagoniste le forze della LAPD, della SWAT e dell’Interpol). Nicolas Cage è un negoziatore integro e tutto d’un pezzo, ma i sussulti legati all’intreccio e al suo personaggio, dal punto di vista della resa cinematografica, sono piuttosto limitati e non basta la presenza di un giovane afroamericano 15enne ad amplificarne la risonanza e l’attualità del film. Cage, bolso e invecchiato, si concede il lusso divistico di entrare in scena dopo venti minuti, gestisce in sottrazione il suo ruolo, quando c’è da ricorrere a sguardi obliqui di commiserazione, mentre nel finale sbanda con un monologo ad hoc, ad alto tasso di manipolazione, retorica e coinvolgimento viscerale. Il confronto tra prodotti analoghi, per quanto dignitosi e sufficienti, con le serie televisive coeve è poi particolarmente deludente, specie se, nel caso specifico, guardando il prologo in Afghanistan si pensa a Homeland - Caccia alla spia, oltretutto evocata involontariamente da battute controproducenti («Mio figlio non farà come fanno nelle serie tv»).

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