La locandina del film "A Private War"
Una scena di "A Private War"

Le vicende biografiche della coraggiosa e intrepida reporter di guerra Marie Colvin (Rosamund Pike), che lavorò per il settimanale britannico The Sunday Times dal 1985 al 2012 e conobbe da vicino dei luoghi distrutti da conflitti sanguinosi, dall’Iraq all’Afghanistan passando per la Libia, la Cecenia, il Kosovo, lo Zimbabwe e Timor Est. Fino a quando, all'età di 56 anni, inviata per seguire e documentare la guerra in Siria, venne tragicamente uccisa insieme al fotografo francese Rémi Ochlik (Jérémie Laheurte), nel corso di un'offensiva dell'esercito locale.

Tratto da una storia vera e basato su una figura di giornalista e di donna di grande spessore, A Private War porta sul grande schermo l’esperienza professionale e i fantasmi interiori di un personaggio carismatico ma allo stesso tempo indurito, dai propri trascorsi personali e dal suo stesso vissuto. Rosamund Pike incarna la Colvin in maniera diligente e stimolante, ma la sua interpretazione, scavata e misurata nonostante alcune rigidità e qualche patetismo, avrebbe meritato miglior sorte, a cominciare dalla sceneggiatura che la tratteggia e la mette a fuoco: il film di Matthew Heineman, giovane regista che ha già avuto modo di lasciare il segno nel cinema documentario arrivando addirittura agli Oscar (con Cartel Land, nel 2015), poggia infatti su un copione piuttosto inerte, che si limita a illustrare in maniera meccanica e monocorde le esperienze belliche di Marie Colvin, che in vita ebbe anche degli incontri ravvicinati con personaggio del calibro di Arafat e Gheddafi (le interviste al dittatore libico furono addirittura ben due) e finì col perdere un occhio in Sri Lanka nel 2001. Manca anche un reale approfondimento psicologico e pure il disturbo da stress post traumatico, perno dell’operazione oltre che della vita di questa straordinaria cronista, è ridotto a puro pretesto per degli inserti cupi non particolarmente ispirati, con una banalizzazione dilagante che investe sia i suoi rapporti intimi che il suo legame problematico con l’alcol. Emerge, con una dose poco maggiore di profondità, la natura prettamente privata delle ossessioni della Colvin, evocata fin dal titolo, ma tale aspetto fatica anch’esso ad assumere spessore e col passare dei minuti si fa sempre più didascalico. Jamie Dornan interpreta il fotografo freelance Paul Conroy, con cui la Colvin strinse un importante sodalizio professionale che durò fino alla fine dei suoi giorni. Il film è tratto dall’articolo di Marie Brenner, pubblicato sull'edizione statunitense di Vanity Fair con il titolo Marie Colvin's Private War. Presentato al Toronto International Film Festival 2018 e alla Festa del Cinema di Roma nello stesso anno.

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Dal 22 novembre 2018

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