La locandina del film "Alien"

L'astronave da trasporto Nostromo è in viaggio di ritorno verso la Terra. Il computer di bordo riceve un misterioso segnale di soccorso proveniente dal satellite di un pianeta sconosciuto; nonostante le rimostranze di alcuni membri dell'equipaggio e le perplessità del suo vice, Ellen Ripley (Sigourney Weaver), il capitano Dallas (Tom Skerritt) decide di indagare. L'astronave sarà invasa da una mostruosa creatura che metterà a repentaglio la vita di tutti i passeggeri.

Capolavoro che travalica i generi: l'atmosfera fantascientifica vira lentamente ma inesorabilmente verso l'horror, sempre cadenzata da una tensione ansiogena da thriller claustrofobico. Uno spostamento che trova la sua incarnazione nella progressiva importanza che il personaggio di Ripley va ad acquisire con l'evolversi della narrazione, secondo violino che diventa protagonista ed emblema di un nuovo modello di eroina, destinato a far scuola. Ma la forza del film (opera seminale a tutti gli effetti) sta soprattutto nella sapiente scelta di non mostrare mai in primo piano l'alieno, una creatura misteriosa, multiforme e spaventosa, perfetta materializzazione fisica dell'anomalia e dell'ignoto. Capace di scavare all’interno dell’inconscio spettatoriale, alimentando in ognuno i propri fantasmi personali, Alien è anche un film ricco di potenti metafore: il design della creatura è carico di rimandi organici, mentre l’astronave Nostromo (il cui computer di bordo, non a caso, è chiamato “Madre”) funge da grembo materno in cui i personaggi trascorrono una travagliata gestazione, minata da un virus che vuole distruggerli prima che possano (ri)nascere. Avvincente e terrificante, cupo e tesissimo, il film è comunque entrato nell'immaginario collettivo grazie, soprattutto, alla sequenza in cui l'alieno squarcia il petto a Kane (John Hurt) e alla carismatica interpretazione di Sigourney Weaver, all'epoca poco più che esordiente. Il mostro è stato disegnato dal pittore Hans Ruedi Giger e interpretato dallo statuario danzatore Masai Bolajl Badejo; effetti tecnici curati da Carlo Rambaldi. Oscar agli effetti speciali e successo planetario. Con tre seguiti (Aliens – Scontro finale di James Cameron, Alien³ di David Fincher, Alien – La clonazione di Jean-Pierre Jeunet) e due prequel (Prometheus e Alien: Covenant, diretti nuovamente da Ridley Scott). Nel 2003 è stata rilasciata una director's cut del film con alcune scene inedite.

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