La locandina del film "Amici come prima"

Cesare (Christian De Sica), stimato direttore dell'hotel di lusso Relais Colombo, viene improvvisamente licenziato con l'arrivo di nuovi soci cinesi. Rimasto senza lavoro scopre che Luciana (Regina Orioli), figlia dello storico proprietario Massimo Colombo (Massimo Boldi), sta cercando una badante per il padre ed è disposta a pagare una cifra esorbitante pur di sbarazzarsi di lui. Cesare decide di candidarsi all'insaputa della moglie (Lunetta Savino) e del figlio e con l'aiuto di Marco (Maurizio Casagrande) si trasforma nella seducente Lisa, facendosi assumere al primo incontro. Tra esilaranti imprevisti e situazioni equivoche nasce un'intesa perfetta, ma per quanto tempo Cesare riuscirà a tenere nascosta a tutti la sua doppia identità?

Il ritorno della coppia campione d'incassi formata da Christian De Sica e Massimo Boldi, a tredici anni di distanza dalla fine del loro sodalizio (Natale a Miami, nel 2005) è una commedia d’ambientazione milanese che ricicla la consueta vena del duo, pesantemente sbilanciata verso una comicità farsesca che non va troppo per il sottile, travestita da auto-parodia, da omaggio postumo e da buffetto affettuoso. In tal senso abbondano le citazioni dei loro trascorsi, palesi e sfacciate («Non ci siamo già visti? Miami? India? Nilo?») o ad uso e consumo dei fan del genere (la scena della sauna scollacciata di Natale in India del 2003) con tante battute storiche riesumate. Il cinepanettone classico è palesemente forzato verso situazioni e condizioni diverse dal passato: è impossibile non tenere conto, dopotutto, della crisi economica, di un nuovo stato delle cose e degli anni alle spalle, per cui De Sica si allontana vistosamente dal ruolo di donnaiolo cafone e impenitente che ha interpretato praticamente in tutti i film di Natale che ha realizzato per vestire panni femminili e gigioneggiare en travesti, mentre il personaggio di Boldi, imprenditore ultra-settantenne con la fissa delle escort, è un palese relitto post-berlusconiano, ancorato a un modello di arci-italiano tutt’altro che immune al tempo che passa e inevitabilmente esposto al ridicolo e alle debolezze della vecchiaia. Questo spunto, insieme alla componente meta-cinematografica e nostalgica che fa capolino a più riprese e attraverso la quale Boldi e De Sica si mettono a nudo e si donano al pubblico (sorprendente il tenero e spudorato finale), dà al film un sapore diverso ma senza valorizzarlo, perché gran parte del condimento è rappresentato dalle solite volgarità col pilota automatico, da tormentoni risaputi e dalle scenette pecorecce di sempre, che non risparmiano nemmeno la strizzata d’occhio a Mrs. Doubtfire (1993). In definitiva, un’occasione decisamente persa e un ritorno che sorprende in minima parte e solo fino a un certo punto. Brando De Sica, figlio di Christian, ha lavorato al film come aiuto del padre, che firma la regia, ma senza accreditarsi come co-regista. La hit di turno, inamovibile contrassegno di ogni cinepanettone che si rispetti, è Faccio quello che voglio di Fabio Rovazzi. Imbarazzante cameo di Francesco Facchinetti.

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