La locandina del film "Apocalypse Now"
Una scena di "Apocalypse Now"

Durante la Guerra del Vietnam, il capitano Willard (Martin Sheen) riceve un incarico per una missione segreta: dovrà risalire un fiume vietnamita fino ad arrivare in Cambogia e uccidere Kurtz (Marlon Brando), generale americano impazzito che ha creato un esercito deviato che lo venera come una divinità pagana.

Dopo quattro anni di lavorazione, Francis Ford Coppola ha dato vita a uno dei film più importanti della cultura contemporanea occidentale e, probabilmente, al miglior war-movie di tutti i tempi. Ispirato a Cuore di tenebra (1902) di Joseph Conrad e scritto a quattro mani insieme a John Milius, Apocalypse Now è un'opera folle e debordante che si presta alle più svariate interpretazioni e letture, raro caso in cui il risultato superi le pur superbe ambizioni del regista. Due, tra le tante suggestioni, gli assi portanti del film: la lisergica e allucinata descrizione in chiave rock dell'imperialismo americano da una parte, con i soldati che affrontano la guerra come se fosse una folle vacanza, fumando erba, assumendo acidi, ascoltando i Rolling Stones e facendo surf durante i bombardamenti; dall'altra, la risalita del fiume intesa come esoterico viaggio psicanalitico dentro la mente umana, attraverso il quale i protagonisti si spogliano di tutte le sovrastrutture razionali per arrivare a Kurtz, simbolo dell'irrazionalità più oscura e malvagia che alberga dentro tutti noi. A questa impalcatura simbolica di rara forza intellettuale e storica (la guerra in Vietnam era finita da poco più di tre anni), vanno aggiunte una serie di sequenze entrate di diritto nella storia del cinema ma soprattutto nella cultura popolare: l'attacco degli elicotteri con la Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner; il monologo del colonnello Kilgore (Robert Duvall) sul napalm; Marlon Brando sovrappeso e rasato che parla con sguardo allucinato; The End dei Doors che risuona mentre esplodono le bombe sulla giungla vietnamita. Esibendo una notevole padronanza del mezzo cinematografico, Coppola è riuscito a integrare modernità e avanguardia, come testimoniato dall'uso del montaggio delle attrazioni di Sergej Ėjzenštejn (citando una celebre sequenza di Sciopero, del 1925, verso la conclusione). Palma d'oro ex-aequo con Il tamburo di latta (1979) di Volker Schlöndorff, Oscar per la miglior fotografia (Vittorio Storaro) e miglior sonoro. Da segnalare l'uscita in sala nel 2001 di Apocalypse Now Redux, versione restaurata dell'originale con un nuovo montaggio e 53 minuti di pellicola in più. Pur trattandosi, sostanzialmente, di digressioni che non alterano l'opera originale, gli innesti della versione Redux riescono nel difficile compito di arricchire e chiarire le ambizioni dell'Apocalypse Now del '79, senza appesantirlo: valga da esempio la lunga e oppiacea sequenza ambientata dentro la villa dei coloni francesi, dove imperialismo americano e colonialismo europeo si guardano negli occhi e si specchiano, dimostrandosi due facce diverse della stessa rapacità occidentale, fino a unirsi in un amplesso dal sapore decadente e mortifero.

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