La locandina del film "Aquaman"

Dopo gli eventi di Justice League, Arthur Curry alias Aquaman (Jason Momoa) è chiamato a fare ritorno ad Atlantide per diventarne sovrano. Il suo fratellastro (Patrick Wilson), però, sta per prendere il trono e cospira per dichiarare guerra al mondo intero. Con l'aiuto di Mera (Amber Heard), Aquaman dovrà fare il possibile per affrontare una serie di sfide impossibili.

Dal primo film con L’uomo d’acciaio (2013), il cosiddetto DC Extended Universe ha prodotto lungometraggi dalla qualità artistica a dir poco infima, basti pensare a Batman v Superman: Dawn Of Justice (2016), Suicide Squad (2016) o al sopracitato Justice League (2017), che vedeva già Aquaman tra i suoi protagonisti. In questa pellicola in cui il supereroe dal sangue misto (è metà umano e metà atlantideo) prende la scena in solitaria, ci sono ancora troppi limiti in una sceneggiatura piena di falle che, è proprio il caso di dirlo, fa acqua in diverse sequenze, tanto per i dialoghi a dir poco raffazzonati, quanto per svolte narrative improbabili (tra cui praticamente tutte quelle che riguardano Manta, il villain di turno). Eppure un passo in avanti rispetto ai lungometraggi sopracitati si sente, perché James Wan conferma di avere un più che discreto talento visivo, come dimostra ad esempio la scena più “horror” della pellicola (non a caso Wan è il regista di Saw – L’enigmista e L’evocazione – The Conjuring) in cui Aquaman e Merea entrano nel territorio dei temibili Trench. Il ritmo funziona a fasi alterne, ma cresce nella seconda parte e, nonostante gli esiti siano prevedibili, c’è spazio per diversi momenti riusciti, anche grazie a un’evidente ironia che aleggia su tutta l’operazione. Anche Momoa, che di certo non è un attore da cui prendere spunto nelle scuole di recitazione, non si prende troppo sul serio e contribuisce a un risultato abbastanza godibile e con qualche pretesa (il tema ambientalista) che viene gestita senza ambizioni eccessive. Da ricordare che il personaggio di Aquaman è stato creato nel 1941 da Mort Weisinger e Mort Norris per i fumetti della DC, per poi essere proposto anche in diverse serie d’animazione, tra cui quelle de I Superamici, prodotte da Hanna e Barbera tra gli anni Settanta e gli Ottanta.

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