La locandina del film "Ardenne '44: un inferno"
Una scena di "Ardenne '44: un inferno"

Per respingere la controffensiva tedesca, un drappello di soldati americani occupa un castello nella foresta delle Ardenne. La preparazione all'imminente battaglia dovrà tenere conto delle resistenze del conte (Jean-Pierre Aumont) e della storia nata tra la giovane moglie (Astrid Heeren) dell'uomo e il maggiore Falconer (Burt Lancaster).

Dal romanzo Castle Keep di William Westlake, Pollack sceglie un'opera e un genere da rivedere secondo le proprie direttive. Il ritmo da film bellico viene così rallentato per buona metà, lasciando che i personaggi e l'ambiente abbiano tutto il tempo di presentarsi. Lo scontro sempre più incombente è svelato con mano ferma e forse con qualche eccesso didascalico di troppo, ma il regista ha comunque il merito di spostare l'attenzione dal semplice conflitto tra uomini, dando vita a un soggetto in cui la natura temporanea della guerra sfida l'atemporalità dell'arte. L'intera vicenda è fatta sprofondare in un'aura onirica, grazie sia alla fotografia di Henri Decaë, sia al proliferare di simbolismi (il pane, i quadri, gli alberi che circondano il castello e il castello stesso) che conferiscono al tempo della pellicola contorni sfumati in grado di rievocare strategie belliche passate (l'importanza rivestita dal ponte levatoio e dal fossato). Certo, le psicologie di alcuni soldati sono un po' semplicistiche, ma bilanciate da alcuni caratteri ben più interessanti.

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