La locandina del film "Avengers: Endgame"

È bastato uno schiocco di dita perché Thanos, reso invincibile dal Guanto dell'Infinito, spazzasse via metà della popolazione dell'intero cosmo. Gli Avengers sopravvissuti, con l'aiuto dei pochi alleati rimasti, si trovano a fare squadra un'ultima volta per vendicare gli amici scomparsi, sconfiggere Thanos e ristabilire per sempre la pace nell'Universo.

Endgame. Fine dei giochi. Il cerchio della terza fase del Marvel Cinematic Universe, iniziato nel 2008 con Iron Man, si chiude in grande stile con un film fluviale, della durata di oltre tre ore, e pieno di sorprese, in grado di capitalizzare al meglio un’epopea cinematografica durata undici anni. Dopo un incipit strepitoso, che riprende quanto avvenuto dopo lo schiocco di Avengers: Infinity War (2018), la prima parte del film è tutta concentrata sul concetto di morte, di lutto, di silenzi in memoria dei cari perduti, ognuno a suo modo: Captain America deciso a risolvere la situazione, Thor in totale crisi depressiva e Ant-Man, ignaro di quanto accaduto, impegnato a correre alle lapidi che non possono non richiamare alla memoria Ground Zero, ferita ancora aperta nel cuore degli Stati Uniti. L’oscurità cede il passo all’azione nella seconda parte, in cui si assiste a un intreccio temporale funzionale alla trama e in grado di creare un effetto nostalgia per tutti gli amanti del MCU, che potranno rivedere alcune sequenze iconiche e tanti volti amati durante quest’ultimo decennio (compreso ovviamente Stan Lee, impegnato nel suo ultimo cameo). Il cuore del film, che sconta in ogni caso qualche lungaggine, è preparazione alla grande e attesa battaglia conclusiva, uno scontro epico tra i migliori realizzati dalla Marvel sul grande schermo, tra effetti visivi stupefacenti e un ritmo invidiabile nel suo incedere di esplosioni e colpi mortali. Ironia ben dosata, riferimenti e citazioni alla cultura pop, tanta azione e una sceneggiatura solida sono gli ingredienti giusti e necessari per far sì che Avengers: Endgame possa essere considerato tra i migliori titoli che la Marvel abbia portato sul grande schermo, anche se rispetto ad Avengers: Infinity War la chiusa suona più programmatica e di servizio, meno roboante e sconvolgente di quella del predecessore. Convince, ad ogni modo, la gestione della coralità dei personaggi in campo, amministrata tra divertimento e malinconia, e il tutto è impreziosito da un finale perfetto per temperatura sentimentale e snodi politici suggeriti: ideale chiusura di un’epoca e di un filone cinematografico che quasi nessuno avrebbe creduto possibile nel 2008, quando Nick Fury annunciò ad Iron Man il “progetto Avengers” e il film stand-alone su Tony Stark si rivelò a sorpresa un incredibile successo, dando il via a un ciclo che rimarrà un unicum nella storia del cinema commerciale e popolare ad altissimo budget.

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