La locandina del film "Balla coi lupi"
Una scena di "Balla coi lupi"

Durante la Guerra di secessione americana, il tenente nordista John Dunbar (Kevin Costner) decide di abbandonare la civiltà e di andare a vedere la frontiera prima che scompaia. Il contatto diretto con la tribù dei Sioux porta John, inizialmente restio e poi affascinato da una vita a stretto contatto con la natura, a maturare un sentimento di stima verso gli indiani (da cui sarà ribattezzato “Balla coi lupi”) e a scegliere di schierarsi contro la violenza e la sopraffazione dei bianchi.

Kevin Costner esordisce alla regia portando su grande schermo l'omonimo romanzo di Michael Blake (autore anche della sceneggiatura) e confrontandosi con un genere all'epoca fuori moda come il western. Il regista e interprete mette in discussione convenzioni narrative ormai obsolete e mostra la ferocia dell'uomo bianco, ben più selvaggio e spietato degli indiani, oppressi e rappresentati con insolita partecipazione affettiva e rispetto, come mostra la scelta di far interpretare da veri nativi americani e di mantenere l'uso della lingua Sioux (con relativi sottotitoli). Opera eterodossa, suggestiva e originale, capace di unire uno struggente lirismo visivo (grazie anche agli straordinari paesaggi del South Dakota, valorizzati al meglio) a una componente spettacolare di pregevole fattura (memorabili le scene di battaglia), grazie a una regia asciutta che guarda al realismo pur non disdegnando una costruzione immaginifica decisamente potente e spiazzante. Grande successo di pubblico e trionfo agli Oscar con sette statuette conquistate: miglior film, regia, sceneggiatura, colonna sonora, montaggio, fotografia e sonoro. Esiste un director's cut di 235 minuti che non aggiunge nulla di sostanziale.

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