La locandina del film "Banditi a Milano"
Una scena di "Banditi a Milano"

In occasione di un'inchiesta giornalistica avente come oggetto lo sviluppo e l'aggravarsi della criminalità milanese, il commissario di polizia Basevi (Tomas Milian) rievoca le sanguinose gesta della banda capeggiata da Pietro Cavallero (Gian Maria Volonté), autore di numerose rapine a istituti bancari macchiate da efferati omicidi.

Carlo Lizzani trae felice ispirazione dalla contemporanea cronaca nera, e in particolare dalle tristemente note imprese criminose della banda Cavallero, quartetto attivo negli anni Sessanta tra le città di Torino e Milano. Il regista opera la curiosa scelta di spezzare la narrazione in due distinti tronconi: a una prima parte frammentaria e frenetica, dal taglio documentaristico, segue una seconda lineare e tesa, che rievoca in chiave di flashback l'epopea fuorilegge di Pietro Cavallero, detto "il Piero" e dei suoi complici. Come una fotografia sbiadita e rovinata dal tempo, Banditi a Milano, nel suo stile malinconicamente retrò, è comunque ancora in grado di suggestionare grazie ad atmosfere plumbee e a un cinismo di fondo che ben rappresenta la situazione sociale dell'epoca. C'è qualche passaggio altalenante e meno efficace di altri, mentre risultano impeccabili le sequenze d'azione, realizzate prevalentemente nella città di Milano, con un taglio violento e realistico, vera e propria lezione per il fiorente e incombente filone dei "poliziotteschi". Accanto a un sardonico Volonté, che giganteggia durante tutta la seconda parte della pellicola, convincono Tomas Milian e Ray Lovelock (Donato "Tuccio" Lopez). Scritto da Lizzani con Massimo De Rita e Arduino Maiuri; colonna sonora di Riz Ortolani.

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