La locandina del film "Benvenuti a Marwen"

Mark Hogancamp (Steve Carell) ha perso la memoria dopo essere stato vittima di un pestaggio a sfondo omofobo, che l’ha ridotto quasi in fin di vita. Per superare il trauma si rifugia nella sua immaginazione e in particolare a Marwen, un fittizio villaggio in Belgio costruito nel giardino della sua abitazione. Qui si sviluppano le storie di Hogie, un pilota americano in perenne lotta contro i nazisti ai tempi della Seconda guerra mondiale.

Tratto dalla vera storia di Mark Hogancamp, già portata sullo schermo nel documentario Marwencol del 2010, Benvenuti a Marwen segna il ritorno di Zemeckis al genere biografico a tre anni di distanza da The Walk (2015). Come nel film precedente, però, il regista di Forrest Gump (1994) non si limita a mettere in scena una storia di vita, ma continua a sperimentare (come ha sempre fatto in carriera) attraverso il linguaggio cinematografico e gli effetti speciali. In questo caso la realtà (in live action) di Hogancamp si mescola con l’immaginazione (in animazione stop-motion) con protagonista Hogie, in un dialogo che diventa sempre più fitto e in cui la vita dell’uno influenza sempre più quella dell’altro: le bambole che riempiono lo spazio di Marwen sono espliciti riferimenti alle donne della vita di Hogie e il “gioco” della guerra si trasforma in un graduale processo di superamento del trauma per il protagonista. Gli spunti di riflessione sicuramente non mancano, ma il film non riesce a incidere fino in fondo a causa di qualche eccesso retorico e di un andamento un po’ altalenante, diviso tra sequenze sincere e toccanti e altre che appaiono un po’ troppo costruite a tavolino. Resta a ogni modo un prodotto profondo e non banale, ma la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un’occasione in parte sprecata, complice un apparato visivo solo in parte efficace. Discreta prova di Steve Carell nei panni del protagonista.

Nei cinema

Dal 10 gennaio 2019

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