La locandina del film "C'era una volta a New York"

C'era una volta a New York

The Immigrant

NAZIONE:

Usa

Anno:

2013

Durata:

120 min

Formato:

col

1921. Infermiera polacca sbarcata a Ellis Island, Ewa (Marion Cotillard) è soccorsa e accolta in casa propria dal losco impresario teatrale Bruno (Joaquin Phoenix). La donna, intimorita e spaesata, è costretta dall'uomo a prostituirsi per riuscire a rimediare i soldi che le servono per curare la sorella malata Magda (Angela Sarafyan), bloccata dalle guardie subito dopo l'approdo a New York. L'incontro con il mago illusionista Orlando (Jeremy Renner), cugino di Bruno, le aprirà uno spiraglio di speranza destinato ben presto a estinguersi.

Il quinto lungometraggio del newyorkese James Gray (classe 1969) è un neo mélo raffreddato che congiunge America e vecchio continente in una storia d'amore e redenzione dalle emozioni trattenute e sussurrate. La narrazione ellittica ha il pregio di non enfatizzare gli eccessi melodrammatici ma, allo stesso tempo, impedisce un pieno coinvolgimento emotivo. Alla dura realtà si contrappone la rappresentazione teatrale (gli spettacoli organizzati da Bruno, quello nella prigione che introduce Orlando), nella cui finzione si riflette il desiderio di evasione e la speranza di riscatto di Ewa, che passa dalla magia e dall'illusione («Non perdete la fiducia, non perdete la speranza, il sogno americano vi aspetta»). Il travaglio della protagonista alla ricerca di salvezza è assecondato con sguardo pudico e rispettoso, come nei migliori ritratti femminili privi di inutili forzature. Importante dimensione religiosa («È un peccato per me voler sopravvivere?»), che trova nella notevole sequenza della confessione la sua massima resa espressiva. Insistita presenza di specchi e immagini riflesse che, nella splendida inquadratura finale, diventa sublime perfezione formale. Regia impeccabile, il cui algido rigore diventa spesso freddo classicismo e bellissima fotografia di Darius Khondji (sul filo della maniera) che dà vita a una suggestiva rievocazione d'epoca. Alla fine, però, la sensazione è che la cornice valga più del quadro. Presentato in concorso al Festival di Cannes.

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