La locandina del film "The Canyons"

Giovani in cerca di fama e successo a Hollywood: il manipolatore Christian (James Deen), la scatenata Tara (Lindsey Lohan), l'aspirante divo Ryan (Nolan Gerard Funk).

Triste esordio come sceneggiatore dell'ex scrittore cult Breat Easton Ellis (American Psycho), che ambisce a descrivere il vuoto generazionale e l'abusato mondo vacuo della Città dei Sogni con un'accozzaglia di personaggi meschini e imbambolati, totalmente ripiegati su se stessi. Paul Schrader azzarda un'operazione concettuale che si dimostra ben presto vittima di un imbarazzante cortocircuito cinematografico: l'idea di rappresentare la morte del cinema costruendo una sorta di funereo contenitore che comprendesse tutti gli stereotipi e gli eccessi di un film(accio) di genere non può giustificare la scrittura posticcia, la noia dilagante e il ridicolo involontario. La confezione, patinata all'inverosimile, si dimostra funzionale. In un prodotto artistico, anche per mettere in scena il nulla, è necessaria un'idea che si fondi su qualcosa. E qui, purtroppo, non ve n'è traccia. Da segnalare lo sguardo bovino di Lindsay Lohan, la più senile venticinquenne di sempre, schiava del botox e della cellulite, ex principessina Disney utilizzata come simbolo della decadenza hollywoodiana. Il divo porno James Deen si dimostra a disagio con tutti gli abiti addosso e i suoi ammiccamenti si fanno presto irritanti. Particina per il regista Gus Van Sant. Accolto freddamente alla Mostra del Cinema di Venezia.

Nei cinema

In TV

In streaming