La locandina del film "Captain Marvel"

Carol Danvers (Bree Larson), ex-pilota di caccia della U.S. Air Force, compie un percorso per diventare una delle eroine più potenti della galassia. Si unirà a Starforce, un gruppo militare d'élite dei Kree, per poi tornare a casa con nuove domande sul suo passato e sulla sua vera identità, mentre la Terra si troverà al centro di un conflitto intergalattico tra due mondi alieni.

Primo film standalone dell’universo Marvel su una supereroina donna, ma anche trait-d’union tra Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019), Captain Marvel (2019) riporta gli spettatori indietro nel tempo, a quando non esisteva ancora il MCU. Siamo negli anni ’90 (precisamente nel 1995), ben prima che i film di supereroi diventassero di moda grazie all’epopea cinematografica inaugurata da Iron Man (2008), in un periodo dove la dicitura “Blockbuster” rimandava ancora al luogo, ormai archeologico, dove noleggiare contenuti home video. Non c’è da stupirsi, dunque, se Captain Marvel risulta una sorta di strano e non sempre equilibrato incrocio tra Men in Black, Star Wars e la serie tv Buffy - L’ammazzavampiri, con una massiccia quantità di nostalgia ma soprattutto di ironia e distanza postmoderna rispetto a un decennio rievocato tra echi grunge e computer lentissimi. Al contempo la Marvel, nell’epoca del #MeToo, si cala ancora una volta nella contemporaneità attraverso la propria mitologia e i suoi codici culturali, scegliendo, prima di chiudere i giochi della Fase 3 del Marvel Cinematic Universe e della lotta finale degli Avengers contro Thanos, di far emergere una ragazza che si erge a simbolo dell’emancipazione del gentil sesso in un filone generalmente dominato da uomini. La sequenza in cui la protagonista si alza diverse volte da terra è tanto significativa quanto didascalica e tutto il film parla di empowerment femminile attraverso un’origin story che guarda a un possibile punto d’incontro tra l’umano e l’alieno, il passato e il presente, i pregiudizi di genere e il superamento - necessario - di tali barriere. Le strizzate d’occhio in stile Guardiani della galassia abbondano, ma con una dose minore di freschezza ed efficacia rispetto ai film di James Gunn, mentre Brie Larson, pur difettando di carisma, è perfettamente calata nella parte. Da un prequel di tutto il MCU era però lecito aspettarsi qualcosa in più, mentre la sensazione finale è quella di trovarsi davanti a un intermezzo gustoso e funzionale ma non indispensabile. Impagabile, a questo giro, Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury, e a dir poco gustosi i suoi siparietti col gatto Goose, il cui nome è un chiaro omaggio a Top Gun (1986). La colonna sonora, rigorosamente nineties, spazia dai Nirvana alla Hole passando per i R.E.M e i Garbage. In apertura un sentito video-omaggio a Stan Lee, editore storico della Marvel scomparso a novembre 2018.

Nei cinema

Dal 6 marzo 2019

In TV

In streaming