La locandina del film "Carlos"
Una scena di "Carlos"

Miniserie basata sulla vita di Ilich Ramírez Sánchez (Édgar Ramirez), soprannominato Carlos, terrorista marxista filopalestinese, nonché mercenario, di origini venezuelane. I suoi attentati, iniziati nel 1973, misero a soqquadro prima Londra e poi la Francia, rendendolo un ricercato di primissimo piano fino al suo arresto, avvenuto nel 1994.

Assayas dà una dimostrazione incredibilmente potente di tutto il suo eclettismo in questa miniserie televisiva di ottima fattura, diretta con perizia, passione e con profondità, utilizzando un occhio critico tutt'altro che accomodante o impersonale, nonostante i meccanismi di genere, puri e semplici, che regolano una produzione di questo tipo. Carlos è un esempio prezioso e apprezzabile (ormai non più unico nel suo genere ma non per questo meno degno di nota) di una produzione per il piccolo schermo in cui le dilatazioni temporali del racconto consentono una più profonda analisi delle strutture che sono alla base di una riconsiderazione a sua volta più complessa della società e del mondo. Assayas è un cineasta che quando vuole sa essere coraggioso, sfrontato, perfino ruvido e, in questo caso, sporcandosi la mano di buon grado con la complessità degli anni di piombo, mette da parte ogni esitazione e si cimenta senza sfigurare in un progetto che, sulla carta, chiunque avrebbe definito fuori dalle sue corde. Il risultato, però, palesa l'esatto contrario.

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