La locandina del film "Il cavaliere elettrico"

Il cavaliere elettrico

The Electric Horseman

Una scena di "Il cavaliere elettrico"

Sonny Steel (Robert Redford) è un campione di rodeo ritiratosi, dopo molti premi vinti e altrettante ossa rotte, per diventare il marchio pubblicitario di una ditta di cereali. Finché, stufo delle farse cui è costretto, ruba un cavallo e fugge tra le montagne. Una giornalista (Jane Fonda) seguirà il suo caso.

Redford e Fonda, che avevano già collaborato col regista, tornano a formare una coppia dopo La caccia (1966) di Arthur Penn e A piedi nudi nel parco (1967) di Gene Saks: il loro affiatamento è evidente. Il cavaliere elettrico rilegge e modernizza il western e le sue dinamiche così come aveva fatto il film di Penn, ma alterna il dramma alla commedia e alle scaramucce sentimentali, lavorando proprio sulla bravura degli interpreti. Tuttavia, in alcuni punti la storia non riesce a conciliare perfettamente i toni, scindendo a volte l'intreccio in due tronconi quasi indipendenti: la ricerca di purezza di Steel e l'inchiesta invasiva della giornalista interpretata dalla Fonda; così come più che classica risulta la dinamica del rapporto tra i due personaggi. Nonostante ciò, il film complessivamente funziona, grazie a una nostalgica elegia su un passato perduto per sempre, all'inseguimento dell'idea di una Frontiera entrata nel mito anche grazie al mezzo cinematografico, alla celebrazione dei temi fondanti della cultura americana (il mito del successo e quello del fallimento, il dio Dollaro e la pubblicità, gli eroi di plastica e la televisione invasiva), alla tenerezza con cui il regista racconta la sua storia e a un finale che riesce anche a emozionare.

Nei cinema

In TV

In streaming