La locandina del film "Il cielo è sempre più blu"

Nel corso di una giornata, a Roma, il destino di tante persone si incrocia: dei rapinatori rubano in un ristorante cinese e cercano poi di smerciare il maltolto; un killer (Alessandro Haber) uccide un uomo; una vigilessa (Margherita Buy) compila multe senza lasciarsi intenerire; un tassista (Sergio Rubini) accompagna un cliente antipatico; un rappresentate di cd (Claudio Bisio) prova a piazzarli e cerca un telefono pubblico con cui chiamare la compagna.

Nel 1975, il cantante Rino Gaetano pubblica Ma il cielo è sempre più blu, in cui offre uno spaccato sulla società dove ognuno porta avanti la propria esistenza condividendo il fatto di “vivere sotto lo stesso cielo”. A distanza di oltre vent'anni, il regista Antonello Grimaldi applica lo stesso principio a un film, raccontando come ogni personaggio passi la giornata incontrandosi con altri che portano avanti la propria quotidianità: non c'è un legame o un elemento scatenante che porti necessariamente a incrociare il cammino, ma è sufficiente il fatto di vivere nella stessa città per avere qualcosa in comune. È inevitabile il richiamo alla Los Angeles di Altman nel suo America oggi (1993), ma i risultati sono ben altri: Grimaldi manca d'incisività e mordente, dà vita a una narrazione poco equilibrata, incoerente e piena di personaggi poco interessanti. Anche il cast è sottotono, mal guidato da un regista che gira spesso a vuoto.

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