La locandina del film "Il cigno nero"

Nina Sayers (Natalie Portman), ossessionata dal desiderio di diventare una stella della danza, riesce a ottenere il ruolo di prima ballerina nella rappresentazione de Il lago dei cigni. I contrasti con il direttore artistico Thomas Leroy (Vincent Cassel) e la rivalità con la collega Lily (Mila Kunis) minano il già fragile equilibrio della ragazza, che precipiterà in una spirale di follia destinata a concludersi in tragedia.

Film d'apertura della 67ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia e diretto da Darren Aronofsky (su sceneggiatura di Mark Heyman, Andres Heinz e John J. McLaughlin), Il cigno nero nasce come variazione sul tema del doppio, giocando su due livelli: sociale (la lotta per il successo e l'affermazione personale) ed emozionale (la bipolarità di Nina, preda di un lato oscuro dirompente e incontrollabile, parallelo allo sforzo d'immedesimazione nel ruolo impostole dal severo Leroy). Il contrasto, base stessa dell'operazione, emerge anche dal punto di vista tecnico (l'essenziale fotografia di Matthew Libatique, virata sui toni del bianco e del nero), favorendo una lettura psicanalitica della vicenda a tratti un po' didascalica. Da antologia, in ogni caso, la sequenza finale, puro delirio visionario che elegge il corpo a protagonista assoluto, con la carne flagellata e martoriata in nome di un ideale che diventa vita (o morte). Barbara Hershey è Erica Sayers, Winona Ryder è Beth Macintyre. Sconvolgente interpretazione di Natalie Portman, che ha giustamente conquistato l'Oscar come miglior attrice protagonista. Altre quattro candidature: film, regia, fotografia, montaggio.

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