La locandina del film "Closer"
Una scena di "Closer"

Londra. Le vite di un giornalista (Jude Law), di una fotografa (Julia Roberts), di una spogliarellista (Natalie Portman) e di un dermatologo (Clive Owen) si intrecciano in un pericoloso e seducente gioco di menzogne, sesso e intimità.

Mike Nichols ama gli scambi di battute fulminei e taglienti tra i personaggi, sin dai tempi dell'esordio Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966), tratto da Edward Albee). Tuttavia, Closer, pur con tutte le buone intenzioni del caso, si inceppa malamente a causa di deteriori avarie strutturali risultando troppo contorto e verboso. Ispirato all'omonima pièce del londinese Patrick Marber, che figura qui come autore di soggetto e sceneggiatura, il film non riesce a trovare una forma definita e definitiva, limitandosi a imporre le irritanti regole deontologiche dei suoi quattro personaggi (intimità, sesso, pruderie, vaghi accenni reazionari), mentre la cattiveria, quella pura e letale, resta timidamente sullo sfondo. Nichols non ha mai diretto male un interprete, e non si smentisce nemmeno qui: funzionano la Roberts e Jude Law, con un asterisco particolare per Clive Owen e Natalie Portman, entrambi candidati all'Oscar (e vincitori del Golden Globe come migliori non protagonisti). In colonna sonora risuonano, tra gli altri, echi di Mozart e dell'irlandese Damien Rice.

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