La locandina del film "Codice Mercury"
Una scena di "Codice Mercury"

Simon (Miko Hughes) è un bambino autistico di nove anni con una grande predisposizione ad interpretare numeri e lettere. Grazie a questa sua abilità, riesce a decifrare, per puro caso, un codice segreto col quale vengono protetti gli agenti americani all'estero. Quando scompare in circostanze sospette, il compito di ritrovare e mettere al sicuro il bambino viene affidato ad Art Jeffries (Bruce Willis), agente dell'FBI.

Pellicola che mescola dramma e azione in maniera ben poco originale. Nonostante sia arricchito da una dimensione intima per non dire intimista, o forse proprio a causa di una tale pretesa non adeguatamente supportata, il film finisce col grondare cliché e banalità, e nemmeno il discreto ritmo riesce a rendere l'operazione sufficientemente godibile. Perfino la tematica dell'handicap appare in parte strumentalizzata per imbastire del pietismo, piuttosto che per farne da perno intorno al quale erigere le psicologie dei personaggi e tentare, perlomeno, di dare un minimo di spessore a un lavoro davvero esile. Già nel conflitto interiore della sequenza iniziale è chiara la volontà registica di amplificare la dimensione psicologica dell'action per arricchire uno scolastico intreccio thriller, ma il risultato è rivedibile e bollito, con tante infamie e delle lodi ridotte davvero al lumicino.

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