La locandina del film "Il colpevole"

Asger Holm (Jakob Cedergren), ex-agente di polizia e operatore telefonico, riceve una chiamata da una donna che è stata rapita. Quando la conversazione improvvisamente si interrompe, comincia la ricerca della donna e del suo sequestratore: con a disposizione soltanto il telefono, Asger dà inizio a una corsa contro il tempo per salvare la vittima. Presto però comprende di avere di fronte un crimine ben più grave di quanto inizialmente pensasse.

Serratissimo thriller danese e opera prima del regista Gustav Möller, Il colpevole è un sorprendente esercizio di tensione concentrato su un unico personaggio per tutta la sua durata. In scena non abbiamo altro che un poliziotto, il suo auricolare e il computer dal quale risponde a varie urgenze e svolge le proprie operazioni, come ci suggerisce immediatamente il dettaglio delle cuffie nella prima inquadratura. Uno spunto claustrofobico che muove da una chiamata d’emergenza al 112 e si dipana con la forza di un assedio psicologico, nel quale gli eventi avvengono fuori campo e la messa in scena stimola la tensione e l’immaginazione dello spettatore a partire da ciò che non si vede, analogamente a quanto fatto dal Locke (2013) di Steven Knight con protagonista Tom Hardy. Un’opera agile e adrenalinica che fa un uso millimetrico e al cardiopalmo della fissità cui ricorre e grande prova del protagonista Jakob Cedergren, che recita quasi solo con gli occhi e asseconda l’attenzione di una regia funzionale che agisce puntualmente sottotraccia, restituendo il progressivo crollo psicologico di un uomo asserragliato dai segreti altrui e da colpe collettive che è impossibile espiare. Qualche soluzione può suonare più meccanica e didascalica (le luci rosse adoperate per la resa dei conti finale), ma l’insieme, raggelante e ritmato, tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine, quando i nodi vengono al pettine e la fronte di Asger s’imperla di sudore prima della resa dei conti conclusiva. Presentato con successo al Sundance Film Festival 2018 e premiatissimo al Torino Film Festival nello stesso anno, dove si è aggiudicato il premio del pubblico e i riconoscimenti alla miglior sceneggiatura e al miglior interprete.

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