La locandina del film "La coppia dei campioni"

Importante ditta lombarda organizza una lotteria aziendale con in palio due biglietti per la prossima finale di Champions League che si giocherà a Praga. Uno se lo aggiudica con un colpo basso il direttore marketing meneghino Fumagalli (Massimo Boldi), l'altro lo vince Remo Ricci (Max Tortora), detto "Zotta", magazziniere romano senza una lira. La "strana coppia" imparerà a convivere nonostante le schermaglie iniziali, tra atterraggi d'emergenza, incontri a luci rosse e rocambolesche fughe tra Slovenia e Repubblica Ceca.

Pellicola all'insegna della più innocua spensieratezza che si affida a trovate comiche di grado zero, La coppia dei campioni è un prodotto di sconfortante pochezza, girato e montato con una evidente povertà di mezzi e di risorse produttive. Attraverso un viaggio di formazione che strizza l'occhio alle coppie made in Usa, in particolare al duo Steve Martin/John Candy di Un biglietto in due (1987), Giulio Base ha ideato, scritto e diretto un posticcio road-movie che cavalca nella maniera più imbarazzante possibile tutte le dinamiche già viste nelle commediacce italiane omofobe e sessiste degli anni 2000. A differenza di un qualsiasi cinepanettone coevo, il film cerca di non limitarsi a una giustapposizione di sketch rudimentali, ma ha l'ambizione di proporsi come una sentimental comedy sull'amicizia, in cui i "quasi amici" di casa nostra citano pure Godot (!), con la finale di calcio che non arriva mai e rimane un traguardo illusorio. I margini di improvvisazione della recitazione assumono i tratti dell'imbarazzo, in una rappresentazione comica dove la volgarità spesso supera il livello di guardia, con battute che si spengono mestamente senza suscitare il minimo sorriso. Tragica anche la scontata contrapposizione nord/sud: Massimo Boldi, pagliaccio triste che si muove in un contesto desolante, è il ricco bauscia milanista, secessionista e nordista dipendente dal sesso; Max Tortora è invece la controparte proletaria, senza un soldo ma dall'animo buono e dall'insospettabile cultura. Anna Maria Barbera («... figlia dei fiori, figlia del '68 e figlia de bottana») ripropone un personaggio sulla falsariga della Sconsolata vista in televisione a Zelig.

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