La locandina del film "Dallas Buyers Club"

Negli anni Ottanta, Ron Woodroof (Matthew McConaughey), texano virile e omofobo, contrae l'HIV a causa di un rapporto non protetto. Con l'aiuto di un medico (Griffin Dunne) scopre una proteina curativa in Messico, illegale negli States, e quando conosce il travestito Rayon (Jared Leto), anch'egli sieropositivo, avvia con lui un business di contrabbando di medicine per aiutare altri malati.

Vera storia di Woodroof, “eroe” popolare per i sieropositivi che, nell'epoca di massimo dilagare del contagio, si trovarono privi di punti di riferimento nell'assistenza sanitaria, alle prese con ignoranza e incomprensibile proibizionismo sulle cure sperimentali. Purtroppo Jean-Marc Vallée sceglie un modus narrandi soporifero e didascalico, puntando tutto sulle performance dei protagonisti. In effetti, i due sono straordinari nell'incarnare gli antieroi borderline che danno speranza ai disperati: impressionante la mutazione fisica del texano muscolare McConaughey, esangue e quasi irriconoscibile, ma è Jared Leto a rubare la scena con un'interpretazione di rara intensità. Nel complesso, però, il film rimane un compitino piatto e didascalico che non riesce a intraprendere una via personale e discostarsi in modo significativo dai più banali binari del biopic convenzionale. Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival e, successivamente, al Festival internazioale del film di Roma, dove si è aggiudicato il Premio BNL del pubblico, il Marc'Aurelio d'argento al migliore attore (McConaughey) e il premio per la migliore fotografia (Yves Bélanger). Tre Oscar: attore protagonista (McConaughey), attore non protagonista (Leto) e costumi, più altre tre nomination (film, sceneggiatura e montaggio).

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