La locandina del film "Il danno"
Una scena di "Il danno"

Il ministro inglese Stephen Fleming (Jeremy Irons) si innamora perdutamente di Anna (Juliette Binoche), fidanzata (nonché promessa sposa) del figlio Martyn (Rupert Graves). Inevitabile che la relazione si concluda tragicamente.

Melò algido e morboso, Il danno rappresenta l'incursione di Louis Malle nel territorio del dramma ad alto tasso erotico, che esplicita le perversioni solo suggerite nelle opere precedentemente realizzate. Una tragedia annunciata che vorrebbe farsi metafora della sottile violenza radicata nella natura umana: purtroppo, però, il tocco elegante del regista francese si perde in una rappresentazione della classe borghese (l'ossessione del controllo ipocritamente rinnegata in favore di una passione torbida) che, dietro il rigore formale, cela un intreccio tanto ambizioso quanto artificioso. Il disfacimento fisico e psicologico del protagonista alterna momenti intensi (la disperata passionalità degli amplessi, girati con estremo realismo) a passaggi poco coerenti (il finale stucchevole) e i personaggi risentono di una scrittura ai limiti dell'approssimazione. Superba l'interpretazione di Jeremy Irons, meno convincente quella di Juliette Binoche, incapace di far energere la complessa personalità di una donna schiacciata dai traumi del passato. Miranda Richardson (candidata a un Oscar come miglior attrice non protagonista) è Ingrid Fleming. Confezione impeccabile: musiche di Zbigniew Preisner, fotografia di Peter Biziou, costumi di Milena Canonero. Sceneggiatura di David Hare, dal romanzo di Josephine Hart.

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