La locandina del film "La diseducazione di Cameron Post"

La diseducazione di Cameron Post

The Miseducation of Cameron Post

Quando viene sorpresa a baciarsi con una ragazza durante il ballo della scuola, la giovane Cameron Post (Chloë Grace Moretz) viene spedita in un centro religioso, God's Promise, in cui una terapia di conversione dovrebbe "guarirla" dall'omosessualità.

Adattamento cinematografico del romanzo The Miseducation of Cameron Post di Emily M. Danforth, il secondo lungometraggio di Desiree Akhavan, classe 1984, è un delicato dramma che indaga le travagliate vicende della protagonista calandole in un preciso contesto sociale e culturale (l'America dei primi anni '90). Attraverso dinamiche tipiche dei film indie a stelle e strisce incentrati sulle difficoltà di un giovane protagonista a rapportarsi con la realtà circostante, la regista newyorkese si concentra sulla profonda sensibilità dei personaggi, dipingendo un quadro discretamente efficace nella sua semplicità, che guarda al tema dell'omosessualità denunciando, in maniera più generale, l'ottusità nel condannare ogni forma di diversità. Se la protagonista, Cameron, brilla per spontaneità e capacità di trasmettere i propri dissidi interiori (anche grazie alla bravura di Chloë Grace Moretz), lo stesso non si può dire del gruppo di ragazzi con cui la giovane viene in contatto, troppo spesso vittime di caratterizzazioni furbe e stereotipate. Il contrasto tra desiderio di libertà e imposizione di matrice cattolica viene affrontato in maniera diligente, secondo un approccio abbastanza rigoroso che tende però alla ripetitività, soprattutto nella parte centrale. La diseducazione di Cameron Post è però in ogni caso un prodotto indipendente che ha il pregio di mantenere la giusta distanza dalla materia trattata, privo di intuizioni davvero significative ma, soprattutto, privo di eccessi retorici. Gran premio della giuria al Sundance Film Festival, il film è stato presentato anche alla Festa del Cinema di Roma.

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