La locandina del film "Dogman"

L’esile e gentile Marcello (Marcello Fonte), proprietario di una bottega di toelettatura per cani nella degradata periferia romana, è profondamente legato a Simone (Edoardo Pesce), ex boxeur che sconvolge la dimessa comunità locale con il suo violento temperamento. Quando Simone manifesta tutta la sua spregiudicata brutalità nei confronti dell'amico, il rapporto tra i due subirà un brusco cambiamento...

A tre anni dalla parentesi fantasy intrapresa con Il racconto dei racconti (2015), Matteo Garrone torna al suo cinema più viscerale e tenebroso prendendo spunto dal "delitto del canaro", tragico avvenimento realmente accaduto nell'hinterland romano degli anni '80. Il regista capitolino, optando per una esasperata stilizzazione dei fatti di cronaca, utilizza un approccio iperrealistico per costruire una parabola umanissima di dolente intensità, incentrata sulla figura di Marcello, emarginato dal cuore d'oro che si muove in un paesaggio spettrale squarciato da lampi di sconvolgente mostruosità. Una sorta di contraltare intimo di Gomorra (2008) che incontra le pulsioni chiaroscurali de L'imbalsamatore (2002), con un distacco nella messa in scena in cui il contrasto tra luci e ombre non sempre vive della stessa potenza cinematografica, nonostante le sequenza da pelle d'oca non manchino. La scarnificazione non risulta mai meccanica, soprattutto perché la scelta di concentrarsi su pochissime dinamiche a livello narrativo viene esaltata dalla inaudita profondità con cui viene rappresentato il rapporto tenero, disperato, conflittuale, morboso senza mai risultare ossessivo tra il protagonista e Simone, presenza mostruosa la cui tangibile fisicità fa gelare il sangue nelle vene. Due solitudini calate in un contesto animalesco, in cui i veri animali, i cani, osservano quasi immobili una progressiva disgregazione dei sentimenti più profondi insiti nell'animo umano. La desolazione del paesaggio, magnificamente fotografato da Nicolaj Brüel, amplifica la sensazione di trovarsi di fronte a un allucinato western suburbano, metafora di una contemporaneità priva di speranza. Lo straordinario protagonista Marcello Fonte ha meritatamente ottenuto il premio come miglior attore del Festival di Cannes 2018.

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