La locandina del film "Dolceroma"
Una scena di "Dolceroma"

Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy) è un aspirante scrittore costretto a lavorare in un obitorio in attesa della grande occasione della sua vita. Gli arriva quando un noto e navigato produttore, Oscar Martello (Luca Barbareschi), proprietario della Incudine Films, decide di portare sul grande schermo il suo romanzo Non finisce qui

Commedia dalle tonalità noir e meta-cinematografiche firmata in solitaria da Fabio Resinaro, già regista insieme a Fabio Guaglione di Mine (2016) e supervisore di Ride (2018), Dolceroma è una sboccata e malferma satira del mondo del cinema che spinge moltissimo sul pedale del trash e del cattivo gusto, con un salutare sprezzo del pericolo e del ridicolo fondamentale per la cifra stilistica e per il tipo di racconto che il regista e sceneggiatore, autore del soggetto insieme a Fausto Brizzi (anche regista di seconda unità e story editor), ha voluto intavolare. Il registro è quello della parodia sgargiante e ad alto tasso di intrattenimento, con un Luca Barbareschi – senza dubbio il vero protagonista e l’evidente mattatore dell’operazione – che si presta con enorme goduria a vestire i panni del produttore forsennato e megalomane, cialtrone e bigger than life, con tanto di sigaro enorme sempre in bocca e una personalità irrefrenabile e misera che lo porta a oscillare furiosamente dalle più rosee promesse a un’apocalittica volontà di (auto)distruzione. L’insieme è altrettanto schizofrenico e slabbrato, tra effetti digitali discutibili e un’orgia di personaggi posticci e fumettistici, ma gli evidenti difetti e le virate verso il basso fanno il paio con la volontà di divertire e divertirsi affrescando un mondo del cinema, rigorosamente romano, sommerso da un cattivo gusto fiammeggiante e senza possibilità di redenzione, in cui trovano posto attrici fragilissime (la Jacaranda di Valentina Bellé), bagni nel miele, lanci promozionali di film fallimentari e camorristi da cartoon. Liberamente ispirato al libro di Pino Corrias Dormiremo da vecchi e prodotto dallo stesso Barbareschi con la sua Eliseo Cinema. Piccola ma significativa parte per Luca Vecchi dei The Pills nei panni di un improbabile regista tarkovskijano dedito a discutibili piani-sequenza che partono dal Monte Bianco e culminano su capezzoli femminili.

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