La locandina del film "Il domani non muore mai"
Una scena di "Il domani non muore mai"

Il ricco magnate del mondo dell'informazione Elliot Carver (Jonathan Pryce) intende scatenare un conflitto tra Cina e Inghilterra per documentare la tragedia in esclusiva e in anteprima, attraverso il proprio network all'avanguardia. James Bond (Pierce Brosnan) e la determinata spia cinese Wai Lin (Michelle Yeoh) indagano.

Replicare il successo di Goldeneye (1995) non era certo semplice, ma il diciottesimo episodio della serie di James Bond fatica a raggiungere la sufficienza. La sceneggiatura bolsa e piena di lacune si limita a giustapporre blocchi narrativi a volte slegati tra loro, al solo scopo di stupire con mirabolanti scene di azione. Dopo l'accattivante incipit e la felice intuizione di tratteggiare un cattivo megalomane ma molto credibile, capace di un'inquietante manipolazione della realtà (interpretato con guizzi di eccentrica follia da Jonathan Pryce), il film perde di interesse e fatica non poco a trovare un finale in linea con il suo spirito spettacolare. Si avverte una pericolosa deriva verso il blockbuster, suggerita dall'aumento della violenza gratuita e dall'insistito product placement di ascendenza ben poco bondiana, che culmina con la berlina superequipaggiata utilizzata in missione, più da “cumenda” milanese che da agente segreto britannico. Tra le note positive, l'affascinante Paris Carver (Teri Hatcher), ex fiamma di Bond fragile e sensuale, è una presenza che non si dimentica, così come l'incandescente passione che scoppia di nuovo tra i due ad Amburgo (censurata nei passaggi televisivi). Buona prova di Pierce Brosnan, impeccabile negli abiti sartoriali di Brioni. Colonna sonora di David Arnold.

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