La locandina del film "Dopo la guerra"
Una scena di "Dopo la guerra"

Marco (Giuseppe Battiston), militante di estrema sinistra che fa parte di un gruppo terroristico, è confinato in Francia dall'inizio degli anni '80 con la figlia Viola (Charlotte Cétaire) e, da allora, non ha praticamente più contatti con la sorella Anna (Barbora Bobulova), il marito di lei Riccardo (Fabrizio Ferracane), prossimo all'incarico di Procuratore generale della Repubblica, e la madre Teresa (Elisabetta Piccolomini). La vita della famiglia, nella Bologna in tumulto del 2002, risente di questa difficile situazione, nella speranza di potersi riunire.

L'esordio nel lungometraggio di finzione di Annarita Zambrano è un'opera di composta tensione drammatica che, partendo dalle contraddizioni della lotta armata più radicale, si sofferma nella descrizione di un nucleo famigliare disgregrato e scosso. Le motivazioni politiche emergono in maniera tangenziale e il focus della vicenda rimane sempre ancorato a un tentativo di avvicinarsi all'emotività dei personaggi per ragionare sul senso di giustizia individuale e collettivo, sulla strumentalizzazione della violenza, sulle colpe che ricadono sulle nuove generazioni. I piani della narrazione appaiono discretamente amalgamati, nonostante le vicende in Francia e quelle in Italia non siano sempre ben integrate. Apprezzabile il taglio intimista, benché il reparto attoriale non supporti in maniera adeguata i momenti più incisivi. Un film che prova a distaccarsi dalle pellicole di impegno civile più tradizionale, riuscendoci però solo in parte. Presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes.

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