La locandina del film "2012"

Nel 2009 le autorità mondiali iniziano a rendersi conto della comparsa di strani fenomeni legati al surriscaldamento del globo: la celeberrima profezia Maya sulla fine del mondo di cui tutti parlano sta dunque per avverarsi. Quando Jackson Curtis (John Cusack), uno scrittore frustrato di Los Angeles, se ne accorge è forse troppo tardi. Inizia così una disperata corsa contro il tempo per salvare la sua famiglia.

Roland Emmerich mette di nuovo in pericolo la Terra ma, questa volta, non si limita all'emisfero settentrionale come in The Day After Tomorrow – L'alba del giorno dopo (2004), bensì all'intero pianeta. Dopo aver tanto parlato (inutilmente) della famigerata profezia Maya, era logica conseguenza che Hollywood sfornasse un film sull'argomento. E altrettanto logico è che gli incassi al botteghino fossero stratosferici. 2012 è archetipo e modello esemplare di ogni disaster movie: effetti speciali straripanti e apocalittici diluiti dagli stereotipi più banali, lieto fine per i buoni e brutta fine per i cattivi. Come per Independence Day (1996), la narrazione dell'intreccio è affidata a diversi protagonisti, le cui vicende confluiscono nel gran finale: John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Thandie Newton e Danny Glover, però, non sono supportati adeguatamente dalla sceneggiatura che appare quasi inesistente. Un interminabile accumulo di computer grafica che finisce ben presto per nauseare.

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