La locandina del film "Ed Wood"
Una scena di "Ed Wood"

Sei anni della vita di Edward D. Wood Jr. (Johnny Depp), regista universalmente considerato come il peggiore in assoluto della storia della settima arte, che, dal New Jersey, è sbarcato a Hollywood con una valigia di folli sogni di celluloide e neanche un soldo per realizzarli.

Tim Burton si concentra sulla lavorazione dei film più celebri e sgangherati del bizzarro protagonista, da Glen or Glenda (1953) al famoso Plan 9 from Outer Space (1959), e sul suo rapporto con la cosiddetta “corte dei miracoli”, tra cui svetta l'ex divo del cinema horror Bela Lugosi, ormai caduto in miseria. Quello di Burton è un vero e proprio atto d'amore nei confronti di un cinema di “serie z”, rozzo, artigianale ma profondamente genuino, che ha influenzato il suo immaginario fin da bambino. Il regista si sofferma anche sul racconto di (una certa) Hollywood, quella lontana dai riflettori e dal glamour, abitata da una folla di disperati alla spasmodica ricerca del successo: proprio come Ed Wood, travestito eterosessuale, e il suo gruppo di freaks (dalla vampira tv anoressica Maila Nurmi al gigantesco lottatore Tor Johnson). L'eccellente fotografia in bianco e nero e le scenografie volutamente artificiose restituiscono il respiro soffocante della mecca del cinema, vista da chi è confinato forzosamente ai suoi margini. Wood dipinto da Burton è un antieroe con cui è impossibile non empatizzare, un perdente sconfitto che però, grazie all'interpretazione allucinata di Johnny Depp, riesce sempre a rialzarsi, continuando a credere nel proprio sogno. Tra i momenti più toccanti di questo grandissimo film, non si può non citare l'incontro tra Wood e Orson Welles (Vincent D'Onofrio). Martin Landau, perfetto nei panni del morfinomane e paranoide Lugosi, ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista.

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