La locandina del film "Elysium"

Los Angeles, 2154. La terra è un covo di malfattori in cui la società si è livellata verso il basso, schiavizzata in maniera definitiva da un numero ridotto di persone, tutte ricchissime, che si sono spostate su un anello che orbita intorno alla terra.

Dopo la bella sorpresa rappresentata da District 9 (2009), ottimo esempio di fantascienza dotata di coscienza e consapevolezza politica, il sudafricano Blomkamp inciampa piuttosto rovinosamente in un polpettone bolso e senza nerbo, che maneggia la distopia in modo ben più superficiale del film precedente. L'idea di fondo, anche se già vista, potrebbe pure risultare suggestiva e succosa, ma lo sviluppo della sceneggiatura, e la piega che prende la storia, non sono assolutamente all'altezza, dando alla pellicola un taglio che è imponente ma fragilissimo, ambizioso ma didascalicamente votato al ribasso. È chiaro l'intento del regista di voler realizzare una fantascienza il più verosimile possibile, poco visionaria e più ancorata al realismo delle tematiche (in particolare quelle sociali), intento perfettamente visibile perfino nelle scenografie e negli effetti speciali, nonché nella scelta dell'ambientazione messicana. Ma a differenza di District 9, dove il genere fantascientifico era il mezzo per riflettere sull'oggi, in Elysium la critica sociale resta troppo sullo sfondo.

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