La locandina del film "Un eroe borghese"

Milano, 1974: l'avvocato Giorgio Ambrosoli (Fabrizio Bentivoglio) viene nominato commissario liquidatore delle banche di Michele Sindona (Omero Antonutti), banchiere legato alla mafia e ritiratosi a New York. Sostenuto solo dal finanziere Silvio Novembre (Michele Placido), Ambrosoli scopre numerosi giri d'affari illeciti. Determinato a proseguire le sue indagini, l'avvocato sarà freddato da un sicario l'11 luglio 1979.

Adattando l'omonimo romanzo di Corrado Stajano, Michele Placido racconta con sobria incisività uno dei delitti più infamanti della storia della Prima Repubblica, senza mai scadere nella retorica agiografica e senza paura di fare nomi e cognomi (anche scomodi) implicati nella vicenda. Più convincente quando descrive il contesto socio-politico che non quando mette in scena la quotidianità famigliare di Ambrosoli (da questo punto di vista è la banalità ad avere la meglio), il regista riesce a costruire un prodotto appassionato e sincero, un'opera di denuncia civile essenziale e centrata, ammantata da un senso di malinconia ma al contempo mossa dal desiderio di omaggiare una figura umana garbata e determinata a compiere il proprio dovere e dalla volontà di mettere in evidenza le losche ambiguità di uno Stato assente, nel migliore, dei casi o silenziosamente connivente con il malaffare. E per dare alla narrazione un'impostazione realistica, Placido sceglie uno stile semplice e quasi documentaristico, utilizzando, inoltre, le vere telefonate minacciose ricevute da Ambrosoli e da lui stesso registrate. Ottima prova di Fabrizio Bentivoglio, ma anche i comprimari non sfigurano. Il regista Giuliano Montaldo compare nei panni del direttore della Banca d'Italia.

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