La locandina del film "The Escape"

The Escape

The Escape

GENERE:

Drammatico

NAZIONE:

Gran Bretagna

Anno:

2017

Durata:

105 min

Formato:

col

Una scena di "The Escape"

Tara (Gemma Arterton) ama profondamente i suoi figli e per tutti quelli che la circondano la sua vita è apparentemente perfetta. Ma si sente intrappolata. Sa che le manca qualcosa di fondamentale. Qualcosa di irrealizzato. Qualcosa di sconosciuto. Quando anche i suoi amici e la famiglia non riescono a capire la profondità della sua disperazione, le sue idee e sentimenti sono così travolgenti che dovrà scappare per trovare un posto dove poter essere di nuovo se stessa.

Dramma coniugale incentrato intorno a una figura femminile dolente e sofferta, quello del regista Dominic Savage, regista in gran parte televisivo che può vantare nel suo curriculum la partecipazione a Barry Lyndon (1975) di Stanley Kubrick come attore, è un film tanto affascinante quanto interdetto, intimamente doloroso ma dal respiro inevitabilmente corto. La fuga del titolo, raccontata in maniera sommessa e all’occorrenza attraverso delle tenui note di pianoforte, è quella della protagonista Tara da un ménage familiare ormai abbruttito per via dell’invadenza fisica scomposta del marito, sotto le lenzuola e non solo. Uno scenario che genera in Tara, madre e donna, un assordante e paralizzante caos fatto di sensi di colpa e solitudine, raffigurati però in maniera talvolta delicata talvolta eccessivamente punitiva e tronca, con una netta predilezione, purtroppo per la seconda modalità. Semplicistiche e stucchevoli anche le evasioni della donna esplicitate nella seconda parte (l’adulterio con un fotografo, un accenno di sindrome di Stendhal), nel tentativo di ammassare il più possibile carne al fuoco, ma senza sortire nessun effetto particolare né alcun rivelante scossone narrativo e psicologico. Molto brava, in compenso, l’incantevole Gemma Arterton, credibile nei risvegli sfatti al mattino così come nelle scene più epidermiche e sospese, imbarazzate e tentennanti. Peccato però che al film manchi il terreno sotto i piedi, necessario per accompagnarla nel suo viaggio alla riscoperta di se stessa, irto di trappole e di ostacoli. Frettoloso e cerchiobottista, sul piano morale ben prima che su quello sentimentale, anche il finale.

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