La locandina del film "Excalibur"
Una scena di "Excalibur"

Avventure, successi e sconfitte del figlio del leggendario sovrano medievale Uther Pendragon (Gabriel Byrne), che divenuto re Artù (Nigel Terry) cerca di restituire l'ordine alle selvagge terre britanniche rimaste senza guida per troppi anni. Sposato con Ginevra (Cherie Lunghi), fanciulla giovane e bella innamorata del valoroso cavaliere di corte Lancillotto (Nicholas Clay), nonostante l'aiuto delle magie di Merlino (Nicol Williamson), Artù avrà vita dura nell'affrontare amori, tradimenti e oscure lotte per il potere.

Basato sul romanzo medievale Le Morte d'Arthur di sir Thomas Malory, l'ottavo lungometraggio di John Boorman è uno dei più fulgidi esempi di fantasy d'autore, in cui l'estetica barocca e visionaria si sposa a un notevole senso dello spettacolo. A differenza di altre pellicole dello stesso genere fiorite negli anni '80, Excalibur è un'avventura dai tratti cupi e misteriosi, che non si rivolge certo a un pubblico imberbe: calato in una coinvolgente atmosfera che alterna luce e oscurità, il film unisce suggestioni magiche ed epicità delle sanguinose battaglie, dove le lucenti armature argentee si stagliano nel paesaggio incontaminato. Un'operazione magniloquente, sensuale ed eccessiva in tutto (nella pomposità della narrazione, nell'enfasi dei gesti icastici, nell'esaltazione della forza fisica e dello spirito), godibile nonostante la consistente lunghezza che rischia di comprometterne la fluidità e il ritmo. Notevole galleria di personaggi (tra cui spicca la diabolica Morgana interpretata da Helen Mirren) che sfidano il caos con coraggio, eroismo e solennità (a volte un po' forzata). Bellissima fotografia di Alex Thomson (nominata all'Oscar) e trascinante colonna sonora di Trevor Jones che rielabora i Carmina Burana di Carl Orff. Presentato in concorso al 34º Festival di Cannes, dove ottenne un riconoscimento speciale per il miglior contributo artistico.

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