La locandina del film "Il falò delle vanità"

Il falò delle vanità

The Bonfire of Vanities

Una scena di "Il falò delle vanità"

Le pericolose e rocambolesche avventure di una notte in compagnia della bellissima amante Maria (Melanie Griffith) compromettono seriamente la vita privata e professionale di Sherman McCoy (Tom Hanks), milionario di Wall Street, e generano scoppiettanti reazioni nel mondo dei chierici, dei benpensanti, dei politici più sfacciati e di un giornalista in bolletta (Bruce Willis).

Basata sull'omonimo romanzo (1987) di Tom Wolfe, la pellicola è stata un disastro al botteghino, ha ricevuto svariate candidature ai Razzie Award (gli Oscar alternativi riservati ai film peggiori della stagione), ma in realtà non è priva di alcuni pregi. Certi passaggi, anzi, risultano riusciti grazie a un cast spumeggiante e strepitoso è il piano-sequenza iniziale, di quasi cinque minuti, in cui la macchina da presa segue Bruce Willis da un parcheggio sotterraneo ai piani alti di un lussuoso albergo. Una fiacca rassegna di personaggi stereotipati, l'eccessiva lunghezza e una scarsa organicità di fondo non rendono però giustizia alla materia letteraria da cui il film è tratto. Il tono da commedia brillante non pare essere particolarmente congeniale a De Palma, più a suo agio nel descrivere le meschinità di un'umanità irrimediabilmente corrotta e che pare aver smarrito definitivamente la propria dignità, come enunciato nel memorabile monologo del giudice interpretato da Morgan Freeman, uno dei pochi momenti davvero memorabili dell'intero lungometraggio. Fotografia di Vilmos Zsigmond, musiche di Dave Grusin.

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