La locandina del film "Il ferroviere"
Una scena di "Il ferroviere"

Ferroviere con il vizio di bere, Andrea Marcocci (Pietro Germi) viene degradato dopo un incidente in cui ha ucciso involontariamente un uomo. Andrea si lascia lentamente andare, viene licenziato, si scontra violentemente con i figli maggiori, Giulia (Sylva Koscina) e Marcello (Renato Speziali), e rischia di compromettere anche l'amore incondizionato della moglie Sara (Luisa Della Noce) e del figlio più piccolo, Sandrino (Edoardo Nevola).

Germi firma un melodramma che riprende la lezione del neorealismo ma la reinventa in maniera molto personale e, limitando al minimo patetismi e facili soluzioni lacrimevoli, riesce a configurarsi come efficace spaccato sociale e umano. I drammi individuali si inseriscono in un contesto collettivo, contraddittorio e magmatico, dove scontri personali e di classe, miseria ed egoismi sono parte integrante di una società italiana che faticosamente ha superato gli strascichi del secondo dopoguerra e vede l'imminente boom economico come una meta ancora lontana da raggiungere. Il regista, inoltre, sa descrivere con arguzia e amaro disincanto la dissoluzione della famiglia tradizionale, lacerata da conflittualità latenti, incomprensioni, mal celato senso di inadeguatezza, incomunicabilità e sfiducia reciproca (Andrea, rimarca ogni volta che ne ha l'occasione, le differenze tra la sua generazione e quella dei figli i quali, a loro volta, si ribellano contro gli adulti che non riescono a comprenderli). Solo gli occhi ingenui di un bambino possono addolcire una realtà drammatica da cui si può evadere solo con un'illusione di felicità (si veda il prefinale) tanto intensa quanto effimera. Grande narratore e mirabile direttore d'attori (riservando per sé il ruolo principale, doppiato da Gualtiero De Angelis, voce italiana di Cary Grant e James Stewart), Germi sa conquistare con una storia popolare e dolente, refrattaria al bozzettismo e capace di emozionare fino alle lacrime con una semplicità e una sincerità davvero encomiabili. Prima collaborazione tra il regista e due dei suoi sceneggiatori di fiducia come Luciano Vincenzoni e Alfredo Giannetti. Memorabile la colonna sonora di Carlo Rustichelli.

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