La locandina del film "Fiore gemello"

Basim (Kallil Khone) è un immigrato clandestino proveniente dalla Costa d'Avorio, Anna (Anastasya Bogach) la figlia di un trafficante di migranti. In fuga attraverso i paesaggi misteriosi e bellissimi della Sardegna, troveranno insieme, nell'amore l'uno per l'altra, la forza per camminare verso il futuro, senza più guardarsi alle spalle.

Vicenda sentimentale che si adagia senza troppo nerbo sui codici del più pigro e standardizzato cinema dalla presunta vocazione autoriale, Fiore gemello di Laura Luchetti, autrice di diversi cortometraggi e di un’opera prima dal titolo Febbre da fieno (2010), racconta di un incontro sentimentale in un contesto umano e paesaggistico a dir poco abbrutito e inospitale. Le traiettorie tracciate dalla regista in prima battuta lasciano intravedere qualche spunto (a cominciare dall’intima solitudine che la perdita dell’innocenza porta con sé), ma col passare dei minuti la narrazione estingue quasi tutti i suoi spiragli d’interesse e si limita a poggiare su uno stile ellittico ma stitico, appesantito da un’aderenza fin troppo piana e schematica ai dettami di certo cinema del reale asfittico e dal fiato corto, tra ovvi pedinamenti e tempi dilatati. Anche l’insorgere dell’erotismo tra i due protagonisti, avvolto in una coltre di opprimente manierismo, fatica a emozionar a e prendere vita, anche se è ammirevole lo sforzo tentare di accarezzare i personaggi con una delicatezza di taglio naturalistico. Discutibile la seconda parte, all’insegna di qualche eccesso più sopra le righe. Piccole parti per Aniello Arena e Giorgio Colangeli. Presentato con buon successo al Toronto Film Festival del 2018, dove ha ottenuto una “honourable mention” nella sezione Discovery, e in seguito alla Festa del cinema di Roma nella cornice di Alice della città.

Nei cinema

Dal 6 giugno 2019

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