La locandina del film "Fratelli nemici"
Una scena di "Fratelli nemici"

In un quartiere malavitoso di Parigi, le vite di Manuel (Matthias Schoenaerts) e Driss (Reda Kateb) tornano a intrecciarsi dopo un'infanzia condivisa: il primo è un narcotrafficante alle prese con un grosso affare, il secondo un poliziotto della narcotici. Per sopravvivere, avranno bisogno l'uno dell'altro e dovranno tornare a fidarsi vicendevolmente nonostante le opposte strade che hanno intrapreso nella vita.

Quattro anni dopo Loin des hommes (2014), David Oelhoffen torna dietro la macchina da presa per cimentarsi con un thriller dal solido impianto drammaturgico anche se sicuramente non innovativo o originale. Fratelli nemici si basa infatti su un intreccio di spionaggio ad alta tensione che intrattiene con cura (buona la prova del regista e convincenti le interpretazioni degli attori) senza tuttavia riuscire a regalare lampi degni di nota o stimolare un interesse cinematografico che vada oltre il semplice divertissement. Non che le tematiche trattate dal progetto siano poco stimolanti (il legame di sangue, la vendetta, il confine labile tra bene e male), ma è proprio la forma adottata per approfondirle a risultare datata e, per questo motivo, sterile. Oelhoffen è bravo a lavorare sulla geografia del suo set, accennando a una guerra razziale senza mai mostrarla esplicitamente e puntando così il dito sui gravi problemi di convivenza presenti in Francia (simboleggiata da una Parigi quasi mai riconoscibile), ma non basta questo per donare al suo lavoro uno smalto significativo in grado di permettere al film un salto di qualità. Presentato in Concorso alla Mostra di Venezia.

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Dal 28 marzo 2019

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