La locandina del film "La giusta distanza"
Una scena di "La giusta distanza"

Mara (Valentina Lodovini) è un'avvenente ed emancipata maestra, appena arrivata a Concadalbero, nella provincia veneta. Sono molti gli uomini in paese interessati a lei, tra cui il diciottenne Giovanni (Giovanni Capovilla), che sogna di fare il giornalista, e il meccanico Hassan (Ahmed Hafiene). Quando la giovane viene trovata uccisa, la colpa ricade sull'immigrato, con cui la ragazza aveva stretto una relazione. Qualche tempo dopo, il tunisino si suicida dichiarando la propria innocenza. Giovanni, che era stato molto legato a lui, decide di scoprire il vero colpevole.

Mazzacurati torna nella campagna del basso Veneto per dimostrare come il Male alberghi anche nei luoghi apparentemente più famigliari e tranquilli. La nebbia sembra costituire una cortina capace si schermare l'indifferenza degli abitanti della zona, avvolgendo il paese in un'atmosfera sinistra. L'orrore desta curiosità, non per trovare il vero colpevole, ma solo per confermare le proprie idee segnate dal pregiudizio. Il regista conferma la propria capacità di osservare la provincia dal basso, così da mettere in risalto i suoi aspetti più nascosti. Gioca e alterna gli sguardi, le parole sussurrate e i piccoli gesti quotidiani. La fotografia di Luca Bigazzi contribuisce in maniera determinante a restituire il fascino del paesaggio brullo e solitario. Altalenante, dal punto di vista narrativo, nella seconda parte, ma il risultato complessivo è comunque efficace: uno degli esiti più felici della carriera del regista.

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