La locandina del film "Io, Dio e Bin Laden"

L'incredibile storia vera dell'eccentrico Gary Faulkner (Nicolas Cage), un cittadino americano che per ben 11 volte parte alla volta dell'Afghanistan armato solo di una spada comprata su un canale televisivo con l'obiettivo di stanare e uccidere il nemico numero uno degli Stati Uniti: Osama Bin Laden. Il tutto, ovviamente, ha anche un movente divino: Gary sostiene che sia stato Dio (Russell Brand) in persona ad affidargli questo compito, ma solo lui può vedere il creatore, che non è barbuto e anziano come tutti pensano ma giovane e aitante.

Slabbrata e mesta commedia incentrata su una specie di Don Chisciotte moderno “in missione per conto di Dio”, Io, Dio e Bin Laden si concentra sulla vicenda incredibilmente reale di un ex-detenuto disoccupato, barcamenandosi senza ritmo, guizzi comici o un’idea che sia una tra una miriade di personaggi, che scandiscono malamente un andirivieni inerme e stiracchiato: i vecchi amici di Gary, dipendente anche dal crack, originari del Colorado; le conoscenze che raccatta nelle sue scorribande in Pakistan; i nemici che si fa nella CIA, e poi ovviamente Osama Bin Laden in persona (una macchietta sconfortante) e l’ancor più becero e fastidioso Dio interpretato da Russell Brand, che non riesce a incidere nemmeno sul terreno a lui più congeniale del demenziale, nonostante arrivi addirittura a presentare il suo nuovo libro (il Nuovo Testamento!) in un talk televisivo, tanto che si rimpiange a più riprese il Morgan Freeman di Una settimana da Dio (2003). Il tentativo di Gary di passare “da povero senzatetto a supereroe internazionale”, come scrivono gli sceneggiatori Scott Rothoman e Rajiv Joseph nella sinossi ufficiale, non può contare su una resa cinematografica degna di questo nome, perché la cornice ridanciana del film si limita a essere stridula e insostenibile, a cominciare da un Nicolas Cage fuori parte, che non sopporta auto e birre estere, recita con una specie di volpe morta in testa e la barba incolta da profeta biblico. Il regista Larry Charles (Borat, Bruno, ma anche Seinfeld e Curb your enthusiasm per la tv) dirige con la mano sinistra e la sensazione è che il suo sodale storico Sacha Baron Cohen sarebbe stato più giusto e calzante come scelta per una simile operazione, piuttosto che questo pernicioso Cage che ritiene Las Vegas la “Casa di Dio”. La storia è ispirata a un articolo del 2010, scritto da Chris Heath e pubblicato sulla rivista GQ, ma approda a un familismo decisamente urticante. Il dollaro nel barattolo per ogni parolaccia detto è una citazione della spassosa sitcom New Girl. Trascurabile cameo di uno sprecato Matthew Modine.

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Dal 25 luglio 2018

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