La locandina del film "J. Edgar"

Vita di John Edgar Hoover (Leonardo DiCaprio), longevo e controverso direttore dell'F.B.I., che vide avvicendarsi otto diversi presidenti, catturò molti gangster negli anni ‘30 (tra cui John Dillinger), lottò contro le infiltrazioni comuniste ed ebbe probabilmente una relazione segreta con l'amico e collega Clyde Tolson (Armie Hammer).

Dopo l'Howard Hughes di The Aviator (2004), Leonardo DiCaprio si cala ancora una volta nei panni di una figura dell'iconografia americana caratterizzata più da ombre che da luci. Il suo Hoover, massimo esponente di quel potere corrotto ritratto da Eastwood in molti dei suoi precedenti film, è incarnato con sorprendente mimetismo, al di là del pesante e grottesco makeup. Il regista tralascia intere pagine storiche, accennando appena al rapporto conflittuale con i Kennedy, all'omicidio JFK e l'ambiguo legame con la mafia; al contrario, insiste sulle ossessioni private di Hoover (l'ambizione, l'odio per il comunismo, ma anche il rapporto simbiotico con la madre), delineando il profilo di una personalità inquieta, compulsiva, probabilmente megalomane e incapace di accettare la propria omosessualità. Nel raccontarlo, la mano del regista è sicura e il risultato è una pellicola elegante, solida e ricca di interessanti sfaccettature psicologiche. Superando i limiti dei consueti biopic, il film diventa una testimonianza storica toccante e di notevole profondità. Ottima Naomi Watts (la fedelissima segretaria Helen Gandy), eccellente Judi Dench (la madre).

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