La locandina del film "L'affido"
Una scena di "L'affido"

Miriam (Léa Drucker) e Antoine Besson (Denis Ménochet) hanno divorziato, e Miriam cerca di ottenere l’affido esclusivo del figlio Julien (Thomas Gioria) per proteggerlo da un padre che ritiene violento. Antoine perora la propria causa di padre disprezzato e il giudice assegnato al caso decide per l’affido congiunto. Vittima del conflitto sempre più esacerbato tra i suoi genitori, Julien viene spinto al limite per evitare che accada il peggio.

È un esordio potente quello di Xavier Legrand, attore francese qui alla sua prima prova dietro la macchina da presa e in fase di sceneggiatura di un lungometraggio. La questione al centro della storia è di stretta attualità, il soggetto piuttosto semplice, ma la declinazione che Legrand decide di offrirgli è efficace e incisiva. Il neoregista alterna nella maniera migliore momenti statici (la lunga sequenza iniziale di fronte al giudice) ad altri più dinamici (la serrata e tesissima parte finale) dimostrando una maturità piuttosto rara per un esordiente. Non si ottengono riflessioni particolarmente originali al termine della visione, ma gli spunti di contenuto sono importantissimi e l’intera pellicola risulta credibile, triste e inquietante allo stesso tempo. Buono anche il lavoro dell’intero cast, a partire dal giovanissimo Thomas Gioria nei difficili panni di Julien, personaggio costretto a portare sulle proprie spalle il peso della separazione tra i due genitori e, in particolare, della violenza paterna. Premiato per la miglior regia e con il riconoscimento alla miglior opera prima della Mostra di Venezia 2017.

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