La locandina del film "L'uomo che verrà"
Una scena di "L'uomo che verrà"

Martina (Greta Zuccheri Montanari) ha otto anni e vive sull'appennino emiliano, che è territorio di scontri tra partigiani e nazisti: non parla da quando è morto il fratellino e non riprende la parola nemmeno quando la madre (Maya Sansa) partorisce nuovamente. Martina ignora che di lì a poco la sua comunità verrà distrutta nella tristemente celebre strage di Marzabotto.

La strage di Marzabotto vista con gli occhi di una bambina di otto anni: una felice intuizione per un film che guarda a uno degli episodi più terrificanti della nostra storia evitando accuratamente il rischio di raccontarlo con toni enfatici, retorici o documentaristici. Nello sguardo muto di Martina c'è l'interrogativo di un'umanità turbata da se stessa, incapace di spiegarsi come si siano potuti (e si possano ancora) raggiungere picchi di tale bestialità. Diritti amalgama bene il resoconto storico con la ricostruzione verace dell'ambiente contadino emiliano, grazie all'uso del dialetto, dimostrando ancora, dopo Il vento fa il suo giro (2005), che sa essere un abile cantore della quotidianità bucolica e autentica. Ed è in questo scenario idilliaco, rappresentato con inquadrature di pacifica bellezza, che si abbatte l'orrore senza speranza, senza salvezza, lontano da lieti fini hollywoodiani proprio perché reale. David di Donatello per il miglior film, è stato premiato anche al Festival di Roma con il Marc'Aurelio d'Oro del pubblico e il Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'Argento.

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