La locandina del film "Loro 1"

2006. Sergio Morra (Riccardo Scamarcio) è un arrivista pugliese che si circonda di eccessi e bella vita, inseguendo il piacere della carne e un’ansia di successo che non conosce barriere morali. Conosce Kira (Kasia Smutniak), donna bellissima, seducente e misteriosa, mentre la sua compagna Tamara (Euridice Axen) flirta smaniosamente con il ministro Santino Recchia (Fabrizio Bentivoglio) per meri scopi utilitaristici. L’ossessione di Sergio, però, è conoscere Silvio Berlusconi (Toni Servillo), figura chiave dell’Italia contemporanea, che nessuno nomina quasi mai direttamente ma che tutti bollano come “Lui”. Per riuscire nell’intento non c’è altro modo che organizzare delle lussuose e lussuriose feste in Sardegna, cercando di coinvolgere potenziali giovani escort per appagare i piaceri di un uomo così potente.

«Tutto documentato. Tutto arbitrario»: è a un’ingombrante e fulminante citazione di Giorgio Manganelli che Paolo Sorrentino affida, in apertura a Loro 1, l’obiettivo non semplice di sintetizzare l’anima profonda e contraddittoria di un progetto su Silvio Berlusconi, a conti fatti quanto di più folle ma anche di più naturale a cui il cineasta napoletano potesse pensare di approdare dopo aver già ampiamente sondato la mondanità e il potere in tante sue incarnazioni. Il regista de Il divo (2008), ancora insieme allo sceneggiatore Umberto Contarello, parte infatti da spunti reali e accertati per quel che riguarda molti personaggi, deformati senza mai usare i veri nomi, e vi costruisce intorno una giostra rutilante di stimoli e situazioni, alludendo, fin dal titolo, a quanti gravitano intorno a Berlusconi, al suo potere e alle sue estensioni politiche, private, mediatiche. Diviso in due parti, Loro in questo primo capitolo si presenta, in modo sorprendente e spiazzante, come un oggetto fin da subito scisso: prima di introdurre Berlusconi, la prima, abbondante e lievemente prolissa metà del film vede Scamarcio nei panni di una figura analoga a Gianpaolo Tarantini, il reclutatore della scuderia delle ragazze di Arcore, e si propone come un’allucinata e scorsesiana versione de La grande bellezza (2013), carica di ferocia e mostruosità, di circense esotismo, di squallore e di abbrutimento. Sorrentino tenta di raccontare la volgarità con la volgarità e di sfidare l’abisso morale sul suo stesso terreno: il risultato è talvolta vanamente patinato e interlocutorio ma il più delle volte ubriacante, con tutto il campionario tipico del regista, ma anche con uno sguardo che sa rinnovarsi e porsi nuove sfide (fenomenali i cortocircuiti onirici cui è sottoposta l’estetica della tv berlusconiana). Dall’avvocato Agnelli agli agnellini che soccombono in un mondo di lupi, passando per topi di fogna a spasso per i fori imperiali e rinoceronti all’EUR, Sorrentino si sofferma sull’umanità che alberga nel disumano e sulla tenerezza che investe lo squallore, evitando ogni implicazione politica, com’era ovvio e saggio che fosse, con esiti talvolta disorganici e ridondanti, ma anche con giochi di prestigio che lasciano il più delle volte a bocca aperta (notevole come d'abitudine il lavoro del fidato e sempre eccellente direttore della fotografia Luca Bigazzi). Quando entra in scena Servillo nei panni di Berlusconi, tuttavia, il film prende, se possibile, ancora più quota. Il trucco lascia infatti il posto alla fusione selvaggia di parodia e sitcom, l’attore è impeccabile nella deformazione e Berlusconi si configura a tutti gli effetti come uno dei tanti animali onirici del film, un’odalisca non più vergine, schiava della propria icona: un oracolo carico di risposte sempre pronte, inseguito da tutti ma sempre rimandato, inaccessibile agli altri per quanto vicinissimo, sospeso tra l’aforisma e la battuta come tutto il cinema di Sorrentino ma prossimo, in definitiva, alla paresi di un inquietante sorriso immobilizzato, simbolo perfetto del ventennio berlusconiano. Notevoli, in particolare, la sequenza onirica e spettrale della masturbazione al neon e l’orgia in Sardegna che mescola incredibilmente Spring Breakers (2012) e Zabriskie Point (1970), mentre è sontuoso come sempre il lavoro di Sorrentino sulle musiche di repertorio, anche se la sensazione è che il giudizio complessivo sull'operazione non possa che essere rimandato in attesa del secondo episodio, Loro 2. Elena Sofia Ricci interpreta in maniera convincente Veronica Lario, seconda moglie di Berlusconi. La Kira di Kasia Smutniak può ricordare Sabina Began, soprannominata l’Ape Regina, mentre il ministro di Bentivoglio pare una fusione tra Bondi, Formigoni e tanti altri politici.

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Dal 24 aprile 2018

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