La locandina del film "Malati di sesso"

Giacomo (Francesco Apolloni), seduttore incallito, lavora come autore comico per la tv; Giovanna (Gaia Bermani Amaral), active coach di successo, usa il sesso come affermazione di sé. Tenteranno di aiutarsi a vicenda, con esiti imprevisti. I rispettivi migliori amici, Livio (Fabio Troiano) e Eleonora (Elettra Capuano), non sono da meno: lui è un idiota patentato affetto dal vizio del gioco, lei una stralunata “pet-terapist”. A far loro da cupido, il galletto Diego (in onore di Maradona) e un pappagallo affetto da mutismo, Donald Trump.

Spaziando da Castel Sant’Angelo a Roma al Monte Bianco, passando per Parigi e per una clinica per sessodipendenti a Courmayeur, Malati di sesso è una commedia on the road e apolide e, nell’intenzione degli autori, “romanticomica”, tesa a fotografare con la leggerezza della farsa il rapporto malato e distorto con il sesso da parte della società contemporanea e di tanti giovani uomini e donne. Il risultato è però una commediola sciatta e telefonata, di ascendenza e derivazione televisiva, soffocata del tutto da eccessi striduli e posticci, come quelli sugli psicoanalisti macchiette da fumetto, dalla dittatura di hit onnipresenti e invasive da spot pubblicitario, a servizio di sciatte inquadrature di paesaggi a fare da raccordo tra momenti del film anche molto scollati tra loro. Per non parlare delle gag trite e desolanti riempite ad hoc di peti e flatulenze corporee per strappare la risata a tutti i costi, come in un cinepanettone qualunque. Abbondano ovviamente le allusioni sessuali forti di un immaginario che poggia interamente sul senso comune, come quando si fa ricorso a meccanici irsuti e ruspanti, o su improbabili aperture surreali (l’induismo e il buddismo rivisitati in versione pugliese e pecoreccia). Fabio Troiano rifà malamente Massimo Troisi in più di una sequenza e in ogni caso ci si concede davvero di tutto e di più, tra ironie varie su pennuti, doppi sensi sugli uccelli e l’ovvia, immancabile citazione alla scena cult dell’orgasmo simulato da Meg Ryan in Harry ti presento Sally (1989). A dominare incontrastata c’è però solo l’impotenza da vorrei ma non posso, tra inutili prurigini e moralismi sentimentali di ritorno (che il primo titolo pensato per il prodotto fosse In cerca d’amore non può che dirla lunga). Il regista ha alle spalle il docu-film Concilio Vaticano II, prodotto fortemente voluto direttamente da Papa Ratzinger, mentre la casa di produzione Light Industry è stata coinvolta anche nella co-produzione di Domino di Brian De Palma.

Nei cinema

Dal 7 giugno 2018

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