La locandina del film "Manglehorn"
Una scena di "Manglehorn"

Angelo Manglehorn (Al Pacino) è un fabbro di provincia, che vive con una gatta e con un rimpianto: aver perso Clara, il grande amore della sua vita, diversi anni prima. Ogni giorno, le scrive delle lettere che non avranno mai una risposta, fino a quando una nuova presenza femminile entra a far parte della sua vita.

Un film sbagliato sotto ogni punto di vista e uno degli esiti peggiori della carriera di David Gordon Green. Banale, prolisso e mai coinvolgente, Manglehorn fa rimpiangere i due precedenti lavori del regista statunitense: Prince Avalanche e Joe, entrambi del 2013. Il contesto della provincia americana, in questo caso, è trattato superficialmente e attraversato da personaggi scritti con disarmante pressapochismo (a partire da quello interpretato dal regista Harmony Korine). Gordon Green gira a vuoto e il suo lungometraggio, privo di basi solide a cui appoggiarsi, non riesce mai a decollare. Insipido Al Pacino, inconsistente tanto quanto il film. La sequenza finale con il protagonista che si trova di fronte a un mimo vorrebbe essere poetica, ma risulta, invece, quasi irritante.

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