La locandina del film "Il maratoneta"
Una scena di "Il maratoneta"

New York. Giovante studente di storia che sta scrivendo una tesi sul Maccartismo, Thomas (Dustin Hoffman) si ritrova coinvolto suo malgrado in un intrigo internazionale: suo fratello Henry (Roy Scheider) è infatti un agente segreto che fa da corriere per Szell (Laurence Olivier), ex criminale nazista. Quando Henry si scontrerà con Szell, anche Thomas finirà nel mirino del gruppo di agenti che fanno capo all'ex gerarca tedesco.

Tratto dal romanzo omonimo di William Goldman (autore anche della sceneggiatura), Il maratoneta è uno dei più originali thriller spionistici degli anni '70. Il formato classico del genere viene stravolto, in pieno stile New Hollywood, da lunghissime sequenze che mettono a fuoco la vita e l'umanità di New York – vista poche volte al cinema in chiave così cupa e terrorizzante – e da una struttura a puzzle che scompone la storia in numerosi subplot: si pensi, per esempio, all'infinita scena iniziale, con il montaggio alternato di una lite tra un ebreo e un tedesco in mezzo al traffico. Eccellente il lavoro sui personaggi, tutti ambigui, sfumati e densi di sfaccettature. Nonostante le numerose licenze “autoriali”, la trama si snoda con potenza, carica di tensione e di ritmo, raggiungendo vette quasi horror nelle scena cult della tortura sulla sedia del dentista. In sottofondo, scorre una rappresentazione degli orrori della Storia (dalla caccia alle streghe di McCarthy al Nazismo) che si ripercuotono, ineluttabilmente, anche sulle nuove generazioni. Ennesima grande prova d'attore di Dustin Hoffman, qui nel periodo d'oro della sua carriera. Fotografia di Conrad L. Hall. Nomination all'Oscar per Laurence Olivier.

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