La locandina del film "Mary Shelley"
Una scena di "Mary Shelley"

Mary Shelley (Elle Fanning) è una giovanissima ragazza britannica, figlia dell’antesignana del femminismo Mary Wollstonecraft e del filosofo William Goodwin (Stephen Dillane). Si innamora dell’irrequieto spirito libero Percy Shelley (Douglas Booth), che le farà conoscere un amore turbolento, tormentato e fuori dal comune ma anche quella sofferenza dilaniante che sarà alla base dell’epocale creazione letteraria di Mary: Frankenstein.

La cineasta saudita Haifaa al-Mansour, autrice del film-caso La bicicletta verde (2012) che l’aveva imposta come la prima voce cinematografica del suo paese, si cimenta con un progetto da produzione mainstream, incentrato su un personaggio femminile forte e tormentato come l’autrice di Frankenstein. Le premesse dell’operazione erano dunque estremamente fascinose ma la regista non riesce affatto a imporre la propria visione a un personaggio già di suo sfaccettato e difficoltoso da trasporre. La confezione patinata e iperclassica, statica e vanamente letteraria, si riduce pertanto alla mera esposizione di languori da teen drama: una cornice animata da uno struggimento adolescenziale che si situa in zona Twilight e dà luogo a esiti piuttosto sconfortanti e convenzionali. La Fanning e il giovane attore Douglas Booth sono volenterosi nei panni di Mary e Percy Shelley, ma la loro storia d’amore acerba non può che apparire riduttiva e insincera al cospetto dei personaggi originali, che facevano l’amore sulle tombe dei cimiteri e condividevano una dannazione e un’infelicità ben più grandi e laceranti di quelle mostrate dal film in maniera molto semplicistica. Presentato nella sezione Festa Mobile del 35esimo Torino Film Festival.

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