La locandina del film "La meglio gioventù"
Una scena di "La meglio gioventù"

La storia italiana, dall'estate del 1966 fino alla primavera del 2003, raccontata attraverso le azioni di una famiglia dell'alta borghesia romana. L'incontro con l'inquieta Giorgia (Jasmine Trinca) spingerà i fratelli Matteo (Alessio Boni) e Nicola Carati (Luigi Lo Cascio) a cambiare i propri destini, affrontando i mutamenti personali, sociali e politici.

Un titolo ispirato all'omonima raccolta di poesie di Pier Paolo Pasolini per un romanzo popolare su una generazione italiana. Marco Tullio Giordana sceglie coscientemente di rischiare con un prodotto decisamente ambizioso, di circa sei ore di durata, ignorato dalla distribuzione italiana fino al suo fortunato passaggio al Festival di Cannes (dove ha vinto nella sezione Un Certain Regard), perseguendo un'idea di cinema coraggiosamente personale: partendo da un fatto, ne studia le dinamiche, analizza i dati e il contesto fino a cristallizzare tutte le variabili in una pellicola ben confezionata, che denota una versatilità tale da prestarsi anche a possibili passaggi televisivi. Affidando la narrazione ai due protagonisti, il regista li colloca parallelamente al centro della storia e, nel mezzo, inserisce una serie infinita di personaggi: il risultato è un iter di formazione collettivo, che sfugge alla mera interpretazione di una fase nazionale per trasformarsi in cronaca, sogno e speranza generazionale. I personaggi sono eroi pronti ad affrontare ciò che di marcio ha caratterizzato il nostro Paese, guardando sempre all'interno di se stessi, non senza timori e preoccupazioni. Abbandonata ogni pretesa di cercare colpevoli e cause, Giordana struttura un percorso che abbandona l'astrazione per concentrarsi sulle vicissitudini e attraversare tempi e spazi ben definiti, che si fanno puntuale dimensione storica. Qualche cliché di troppo e un ritmo poco costante che a tratti devia verso il feuilleton: limiti comunque trascurabili per un colossale lavoro filmico di intima complessità. Sceneggiatura di Sandro Petraglia e Stefano Rulli, fotografia di Roberto Forza. Nel palmarès anche 6 David di Donatello e 7 Nastri d'Argento.

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